Bando Agrisolare 2025: 789 Milioni per il Fotovoltaico in Agricoltura (Guida Completa)

Se hai un’azienda agricola e stai ancora pagando bollette stratosferiche, fermati un attimo. C’è una cosa che devi sapere: il governo ha appena messo sul piatto 789 milioni di euro per aiutarti a installare pannelli fotovoltaici sui tetti dei tuoi capannoni. E no, non è uno di quei bandi impossibili dove alla fine si perdono tutti nei meandri burocratici. Questa volta i tempi sono stretti, i fondi ci sono davvero, e le aziende che si muovono per prime avranno accesso a contributi fino all’80% a fondo perduto.

Il bando Facility Agrisolare 2025 non è solo l’ennesimo incentivo. È l’ultima grande opportunità del PNRR per il settore agricolo, e sta per aprire i battenti a febbraio. In questa guida ti spiego tutto quello che serve sapere per non farti trovare impreparato quando scatterà il click day.

Cos’è il Bando Facility Agrisolare 2025

La Facility Parco Agrisolare è la nuova misura M2C1-I.4 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, gestita dal Ministero dell’Agricoltura (MASAF) e operativamente dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici). Non è un bando nato dal nulla: è l’evoluzione del precedente Parco Agrisolare, che ha avuto un successo clamoroso.

Pensa che nei primi tre bandi sono state finanziate oltre 23.000 aziende agricole, con una domanda che ha superato i 2,3 miliardi di euro a fronte di risorse iniziali molto più limitate. Questo ha convinto la Commissione Europea a creare questa nuova “facility” con altri 789 milioni dedicati.

L’obiettivo? Semplice: trasformare i tetti dei capannoni agricoli in centrali elettriche solari, abbattere i costi energetici delle imprese e contribuire alla transizione verde senza consumare un metro quadro di suolo agricolo.

Chi Può Accedere al Contributo

La platea dei beneficiari è piuttosto ampia. Possono presentare domanda:

Imprenditori agricoli, sia individuali che società agricole, purché svolgano attività di coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento o attività connesse secondo l’articolo 2135 del Codice civile.

Imprese agroindustriali che trasformano prodotti agricoli in altri prodotti agricoli (come i frantoi, i caseifici, le cantine) oppure che trasformano prodotti agricoli in prodotti non agricoli (per esempio, i biodigestori).

Cooperative agricole e consorzi che svolgono attività agricola, indipendentemente dai propri soci.

Forme aggregate: associazioni temporanee di imprese (ATI), raggruppamenti temporanei (RTI), reti d’impresa e—qui viene il bello—anche le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) costituite in ambito agricolo.

Vale la pena notarlo: il bando non fa distinzioni di dimensione aziendale. Che tu sia una piccola azienda familiare o una grande cooperativa, puoi partecipare alle stesse condizioni (anche se le percentuali di contributo variano, come vedremo tra poco).

Quanto Vale il Contributo

Parliamo di soldi veri. Le percentuali di contributo a fondo perduto cambiano a seconda del tipo di impresa:

Per le imprese agricole di produzione primaria: fino all’80% delle spese ammissibili. Sì, hai letto bene. Otto su dieci. Se il tuo progetto costa 100.000 euro, puoi ottenere fino a 80.000 euro di contributo.

Per le imprese di trasformazione di prodotti agricoli in prodotti agricoli: contributo del 50%.

Per le imprese di trasformazione di prodotti agricoli in prodotti non agricoli:

  • 40% per le piccole imprese
  • 30% per le medie imprese
  • 20% per le grandi imprese

Ci sono però dei massimali da rispettare. Il contributo complessivo per beneficiario non può superare:

  • 1.500.000 euro per l’installazione dei pannelli fotovoltaici
  • 700.000 euro per gli interventi complementari (ne parliamo tra poco)
  • 50.000 euro aggiuntivi per la rimozione e smaltimento dell’amianto
  • 100.000 euro per i sistemi di accumulo (1.000 euro per ogni kWh di capacità)

In totale, un singolo beneficiario può ricevere fino a 2.330.000 euro di contributi. Non male per iniziare a produrre la propria energia, no?

Cosa Viene Finanziato (E Cosa No)

Il cuore del bando è l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di edifici strumentali all’attività agricola, zootecnica o agroindustriale. Attenzione: devono essere installati esclusivamente sulle coperture, non a terra.

La potenza finanziabile va da un minimo di 6 kWp fino a un massimo di 1.000 kWp (1 megawatt).

Ma non finisce qui. Il bando permette di abbinare altri interventi di riqualificazione che rendono l’investimento ancora più interessante:

Interventi Complementari Ammessi

Rimozione e smaltimento dell’amianto: Se i tuoi capannoni hanno ancora coperture in eternit, questo è il momento per eliminarle. C’è un contributo specifico fino a 50.000 euro.

Miglioramento dell’isolamento termico: Rifacimento o miglioramento della coibentazione delle coperture per ridurre le dispersioni termiche.

Realizzazione di sistemi di aerazione: Ventilazione naturale o meccanica per migliorare il microclima negli edifici.

Sistemi di accumulo dell’energia: Batterie per immagazzinare l’energia prodotta dal fotovoltaico e usarla quando serve davvero, aumentando l’autoconsumo.

Colonnine di ricarica elettrica: Infrastrutture per ricaricare veicoli elettrici, sempre più importanti anche in ambito agricolo.

La spesa massima ammissibile per i pannelli fotovoltaici è di 1.500 euro per kWp installato. Questo include moduli, inverter, strutture di supporto, cavi, quadri elettrici, software di gestione e tutte le opere edili necessarie.

Requisiti Tecnici Essenziali

Gli impianti devono rispettare standard di qualità precisi:

  • Moduli fotovoltaici con efficienza minima del 20%
  • Garanzia del produttore di almeno 25 anni sui moduli
  • Inverter con rendimento europeo minimo del 98%
  • Conformità alle norme CEI e alle prescrizioni per la connessione alla rete

E c’è un altro requisito fondamentale: il principio DNSH (Do No Significant Harm). In pratica, gli interventi non devono danneggiare significativamente l’ambiente e non possono riguardare strutture connesse a combustibili fossili, impianti ETS ad alte emissioni, discariche o inceneritori.

Come Funziona il Bando: Date e Modalità

Qui le cose si fanno interessanti, perché i tempi sono molto stretti.

Quando Apre lo Sportello

Secondo le ultime notizie dal ministro Lollobrigida, l’apertura dello sportello è prevista per fine febbraio 2025. Non c’è ancora una data precisa ufficiale dal GSE, ma tutte le fonti convergono su questa finestra temporale.

Basandosi sui precedenti bandi Agrisolare, la durata dello sportello sarà probabilmente di 30 giorni circa. Quindi se apre a fine febbraio, la chiusura cadrebbe orientativamente a fine marzo.

Click Day: La Corsa Contro il Tempo

E qui viene la parte cruciale: il bando adotta il principio del “click day”.

Cosa significa? Che l’ordine cronologico di presentazione delle domande contribuisce alla formazione della graduatoria. In altre parole: chi arriva prima, ha la precedenza. Le precedenti edizioni del Parco Agrisolare hanno visto esaurirsi i fondi in pochi giorni, con migliaia di domande presentate nelle prime ore.

La lezione è chiara: devi arrivare preparato al momento dell’apertura. Non c’è tempo per improvvisare una volta che lo sportello è aperto.

Criteri di Priorità

Non tutto dipende dalla velocità. Il decreto prevede criteri di priorità che premiano:

  1. I progetti che non hanno mai beneficiato dei precedenti bandi “Parco Agrisolare”: se hai già ricevuto contributi dalle prime tre edizioni, parti un po’ svantaggiato (ma puoi comunque partecipare).
  2. Le imprese iscritte alla “Rete del Lavoro Agricolo di Qualità” prevista dalla legge 116/2014: un segnale chiaro sull’importanza della legalità e delle condizioni di lavoro.

Inoltre, almeno il 40% delle risorse (al netto degli oneri di gestione) è riservato alle imprese del Mezzogiorno: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Come Prepararsi al Click Day

Diciamocelo: se aspetti che apra lo sportello per iniziare a pensarci, hai già perso. I fondi andranno a chi si presenta con il progetto già pronto. Ecco cosa devi fare adesso:

1. Analisi di Fattibilità

Prima di tutto, verifica se hai i requisiti base:

  • Un edificio strumentale all’attività agricola con tetto utilizzabile
  • Disponibilità giuridica dell’immobile (proprietà, usufrutto, comodato d’uso)
  • Conformità urbanistica e catastale dell’edificio
  • Potenza elettrica disponibile per la connessione

Fatti fare un sopralluogo tecnico per verificare lo stato della copertura, la portata strutturale, l’orientamento e l’ombreggiamento. Se c’è amianto, valuta subito se conviene rimuoverlo insieme all’installazione del fotovoltaico.

2. Dimensionamento dell’Impianto

Il dimensionamento non è banale. Per le aziende agricole di produzione primaria, gli impianti sono ammissibili solo se destinati all’autoconsumo.

Cosa significa? Che la produzione annua di energia non può superare il consumo medio annuo di energia elettrica e termica dell’azienda (inclusi i consumi familiari, se l’abitazione è inserita nel ciclo produttivo). La vendita di energia in rete è consentita, ma solo se rispetti il limite di autoconsumo annuale.

Questo vincolo richiede un’analisi accurata dei tuoi consumi energetici. Serve il bilancio energetico dell’azienda, le bollette degli ultimi 2-3 anni, e una proiezione realistica dei consumi futuri.

3. Progetto Tecnico e Preventivi

Serve un progetto tecnico asseverato da un professionista abilitato (ingegnere, architetto, geometra, perito). Il progetto deve includere:

  • Relazione tecnica dettagliata degli interventi
  • Schemi elettrici unifilari e planimetrie
  • Calcoli strutturali della copertura
  • Computo metrico estimativo con prezziari di riferimento
  • Cronoprogramma dei lavori
  • Dichiarazione di conformità al principio DNSH

Raccogli almeno tre preventivi da fornitori qualificati. I preventivi devono essere dettagliati, con voci di costo separate per ogni componente (moduli, inverter, strutture, opere edili, pratiche amministrative).

4. Documentazione Amministrativa

Prepara tutta la documentazione aziendale:

  • Visura camerale aggiornata
  • Documento di identità del legale rappresentante
  • Codice fiscale e partita IVA
  • Certificato di iscrizione all’INPS agricolo (se applicabile)
  • Documentazione che attesti l’iscrizione alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità (se hai questo requisito)
  • Documenti catastali degli immobili
  • Titolo di disponibilità dell’immobile
  • Foto ante operam dei fabbricati

5. Calcolo della Convenienza Economica

Fai i conti con precisione. Un impianto fotovoltaico da 100 kWp può costare circa 130.000-150.000 euro. Con l’80% di contributo per le aziende agricole primarie, il tuo investimento reale è di 26.000-30.000 euro.

Un impianto di queste dimensioni produce circa 130.000-150.000 kWh all’anno nel centro-sud Italia. Se oggi paghi l’energia 0,25-0,30 euro/kWh, il risparmio annuo è di 32.500-45.000 euro. Il tempo di rientro dell’investimento? Meno di un anno.

Anche senza contributo, il tempo di rientro sarebbe di 3-5 anni. Con il contributo all’80%, il ritorno economico è immediato.

Tempistiche di Realizzazione: 18 Mesi Secchi

Ecco un altro punto cruciale che differenzia questo bando dai precedenti: una volta ottenuto il finanziamento, hai 18 mesi di tempo per completare i lavori dalla data di concessione del contributo.

Questo supera il vecchio vincolo del 30 giugno 2026 che caratterizzava i bandi PNRR precedenti e offre maggiore flessibilità operativa. Ma non illuderti: 18 mesi sembrano tanti, ma tra autorizzazioni, forniture, installazione e collaudi, il tempo vola.

Fasi del Cronoprogramma Realistico

  1. Ottenimento del titolo autorizzativo (PAS, SCIA, permesso a costruire): 1-3 mesi
  2. Ordine materiali e attesa forniture: 2-4 mesi (i moduli fotovoltaici hanno tempi di consegna variabili)
  3. Esecuzione lavori: 1-3 mesi a seconda della complessità
  4. Pratiche di connessione con il distributore elettrico: 2-4 mesi
  5. Collaudo e attivazione: 1 mese
  6. Rendicontazione e richiesta saldo: 1 mese

Come vedi, i margini non sono enormi. Per questo chi parte avvantaggiato è chi ha già tutto pronto: progetto approvato, preventivi firmati, pratiche autorizzative avviate.

Come Presentare la Domanda

La domanda si presenta esclusivamente per via telematica attraverso il portale “AGRISOLARE” nell’Area Clienti del sito GSE (www.gse.it). L’accesso richiede credenziali SPID o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).

Il portale GSE permette di inserire tutte le informazioni tecnico-amministrative e caricare i documenti richiesti. Una volta aperto lo sportello, la procedura di compilazione richiede tipicamente 30-60 minuti se hai tutti i documenti pronti.

Consiglio pratico: registrati già ora sul portale GSE, familiarizza con l’interfaccia e tieni pronti tutti i file in formato PDF con nomi chiari e organizzati. Il giorno del click day, ogni minuto conta.

Cumulo con Altri Incentivi

Una domanda che molti si fanno: posso cumulare questo contributo con altri incentivi?

La risposta è , ma con alcuni limiti. È possibile cumulare il contributo Facility Agrisolare con:

  • Incentivi per l’autoconsumo o per le Comunità Energetiche Rinnovabili
  • Crediti d’imposta (come Transizione 5.0)
  • Altri aiuti di Stato

L’importante è che:

  1. Gli aiuti cumulati non riguardino le stesse voci di costo (altrimenti sarebbe un doppio finanziamento)
  2. Non si superi l’intensità massima di aiuto prevista dalla normativa sugli aiuti di Stato
  3. Non si superi il costo totale dell’investimento

Per esempio, potresti usare il contributo Agrisolare per i pannelli fotovoltaici e il Transizione 5.0 per le batterie di accumulo o per altri investimenti in efficienza energetica. Ma non puoi usare entrambi per gli stessi pannelli.

Errori da Evitare Assolutamente

Dopo aver analizzato decine di domande respinte nei bandi precedenti, ecco gli errori più comuni che devi evitare:

Sottovalutare i tempi burocratici. Le autorizzazioni edilizie richiedono tempo. Se aspetti di vincere il bando per iniziare le pratiche, rischi di non rispettare il cronoprogramma.

Preventivi generici o incoerenti. Il GSE controlla tutto. Se i tuoi preventivi hanno voci di costo gonfiate o non corrispondono ai prezziari di mercato, la domanda può essere respinta o il contributo ridotto.

Errori nel calcolo dell’autoconsumo. Molte aziende sovradimensionano l’impianto senza considerare i vincoli sull’autoconsumo. Risultato: impianto sovradimensionato, parte del contributo negato.

Documentazione catastale non conforme. Se l’edificio non è registrato correttamente al catasto o mancano le conformità urbanistiche, blocco totale.

Non rispettare il principio DNSH. Se il tuo progetto prevede interventi su edifici o impianti che non rispettano i criteri ambientali del PNRR, è fuori.

Credere di avere tempo dopo la domanda. Una volta ottenuto il finanziamento, partono i 18 mesi. Se hai ancora tutto da fare (autorizzazioni, gare, forniture), rischi di non farcela.

Vale Davvero la Pena?

Questa è la domanda da un milione di euro. O meglio, da 789 milioni.

Se hai un’azienda agricola con capannoni, stalle, serre o altri edifici strumentali all’attività, la risposta è un netto. Ecco perché:

Impatto economico immediato: Con un contributo all’80%, stai praticamente ottenendo l’impianto gratis. Il risparmio sulla bolletta energetica inizia dal primo giorno di attivazione e durerà per 25-30 anni.

Indipendenza energetica: I costi dell’energia sono diventati una voce pesantissima nei bilanci aziendali agricoli. Produrre la propria energia significa proteggersi dalle oscillazioni del mercato.

Valorizzazione dell’immobile: Un capannone con fotovoltaico e tetto riqualificato (magari senza più amianto) vale di più. È un asset, non un costo.

Sostenibilità ambientale: La transizione energetica non è solo un obbligo morale, ma sempre più una richiesta del mercato. I consumatori e la GDO premiano le aziende green.

Preparazione al futuro: Le normative europee si muovono verso standard ambientali sempre più stringenti. Chi investe oggi in rinnovabili, sarà avvantaggiato domani.

L’unico scenario in cui potresti valutare di non partecipare è se i tuoi edifici hanno problemi strutturali gravi, se non hai i requisiti base, o se i tuoi consumi energetici sono così bassi da non giustificare l’investimento nemmeno con l’80% di contributo.

Ma per la stragrande maggioranza delle aziende agricole, questo è il momento giusto.

Cosa Succede Dopo: Il Ruolo del GSE

Una volta presentata la domanda, entra in gioco il Gestore dei Servizi Energetici come soggetto attuatore della misura.

Il GSE:

  • Effettua l’istruttoria delle domande verificando i requisiti formali e sostanziali
  • Approva i progetti sulla base dei criteri di ammissibilità e priorità
  • Forma la graduatoria secondo l’ordine cronologico e i punteggi di priorità
  • Stipula le convenzioni con i beneficiari ammessi
  • Eroga i contributi (solitamente in due tranche: anticipo e saldo)
  • Effettua i controlli in itinere e finali
  • Gestisce le eventuali varianti e proroghe

Le esperienze dei bandi precedenti mostrano che l’istruttoria GSE è piuttosto veloce per le domande ben compilate: circa 30-60 giorni. Per quelle con carenze documentali, i tempi si allungano per le richieste di integrazione.

È prevista la possibilità di richiedere un anticipo del contributo (tipicamente il 30-40% del totale) dopo la stipula della convenzione, utile per coprire i costi iniziali senza immobilizzare capitale proprio.

L’Eredità del Parco Agrisolare: Numeri e Risultati

Per capire l’importanza di questa nuova Facility, vale la pena guardare ai risultati delle tre edizioni precedenti del Parco Agrisolare:

  • Oltre 23.000 aziende hanno ricevuto contributi
  • Circa 14.000 imprese hanno già completato gli investimenti
  • 900 MWh di potenza fotovoltaica già installata
  • Target finale di 1.155 MWh previsto per il 2026, quadruplicato rispetto all’obiettivo iniziale
  • Domande per oltre 2,3 miliardi di euro, a fronte di risorse iniziali di 1,5 miliardi

Questi numeri dimostrano due cose: l’enorme interesse del settore agricolo per la transizione energetica, e la capacità del bando di trasformarsi da misura sottoutilizzata (il primo bando 2022 aveva raccolto domande solo per il 30% dei fondi) a uno degli strumenti PNRR di maggior successo.

Il merito? Semplificazioni procedurali, percentuali di contributo alte, e soprattutto la consapevolezza crescente delle aziende agricole che l’energia è un costo da controllare.

Strumenti Digitali e Supporto Tecnico

Non sei da solo in questo percorso. Ecco le risorse che puoi utilizzare:

Portale GSE: www.gse.it/servizi-per-te/attuazione-misure-pnrr/parco-agrisolare Qui troverai il Regolamento Operativo completo, le FAQ, i documenti di supporto e i riferimenti normativi.

Sito MASAF: www.masaf.gov.it Per il decreto ministeriale e gli aggiornamenti ufficiali sulla misura.

Software di simulazione fotovoltaico: Esistono diversi tool online (alcuni gratuiti, altri a pagamento) per simulare la producibilità dell’impianto in base alla tua posizione geografica e alle caratteristiche del tetto.

Associazioni di categoria: Coldiretti, CIA, Confagricoltura e le altre organizzazioni agricole offrono servizi di consulenza e supporto ai propri associati.

Energy Service Company (ESCo) e installatori qualificati: Molte aziende specializzate offrono pacchetti “chiavi in mano” che includono progettazione, pratica bando, realizzazione e gestione di tutti gli adempimenti.

L’importante è muoverti per tempo. Le ESCo migliori sono già al lavoro su decine di progetti e potrebbero non avere disponibilità last-minute.

Conclusioni: Non Rimandare

Ecco il punto: questo bando non è come tutti gli altri. Non è una di quelle opportunità che “prima o poi valuterò”. I fondi PNRR hanno scadenze rigide, le risorse sono limitate, e chi arriva primo ha un vantaggio competitivo enorme.

Hai davanti un’occasione che non si ripeterà: contributi fino all’80%, 789 milioni stanziati, 18 mesi per realizzare i lavori, e la possibilità concreta di azzerare la bolletta energetica della tua azienda per i prossimi 25 anni.

La domanda non è “se” partecipare, ma “come” prepararti al meglio per vincere.

Tre azioni da fare subito:

  1. Contatta un tecnico qualificato per il sopralluogo e la fattibilità. Questa settimana.
  2. Inizia a raccogliere la documentazione aziendale e catastale. Non aspettare l’apertura dello sportello.
  3. Registrati sul portale GSE e prendi confidenza con l’area clienti.

Il resto verrà da sé. Ma devi partire adesso. Perché quando a fine febbraio si aprirà lo sportello, non ci sarà tempo per improvvisare.

I 789 milioni sono lì. La tua bolletta energetica ti sta aspettando per essere tagliata. E il tetto dei tuoi capannoni può diventare la tua centrale elettrica personale.

Ora tocca a te decidere se cogliere l’occasione o guardarla passare.


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